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Il segnalibro di Libridine tra le pagine raccontate da Il Libro Parlante...
Credo che lo scrivere abbia essenzialmente a che fare con la paura, sia un nuotare sott'acqua trattenendo il fiato o un vero e proprio negoziato con le ombre, secondo le bellissime definizioni rispettivamente di Scott Fitzgerald e di Margaret Atwood.
È come percorrere una stanza buia alla ricerca di un'uscita che non sei mai sicuro di trovare. Cerchi di abituare lo sguardo all'oscurità, urti, inciampi, ti fai male e soprattutto, momento dopo momento, scopri che le cose non sono mai come le immaginavi. E intorno a te, invisibili e reali, le ombre, a volte inquietanti, altre volte stranamente cordiali. Con loro, comunque, devi venire a patti se vuoi raggiungere incolume l'uscita. Ci sono cose che ti aiutano in questo viaggio nel buio e in questo negoziato con le ombre. Gli altri libri per esempio, da usare come piccole torce per fendere almeno un poco l'oscurità.
Eliot ha detto che gli scrittori immaturi imitano, quelli maturi rubano. Non so se sono uno scrittore maturo, ma certamente mi piace rubare dagli altri autori.
Mi piace citare per far procedere nascostamente la storia o per descrivere obliquamente i personaggi. Ecco: l'obliquità dello sguardo è, secondo me, una delle caratteristiche della buona scrittura, e le citazioni ben fatte sono un modo per generarla.
In questo senso scrivere e leggere sono atti di partecipazione a un grande, sterminato dialogo collettivo. Una rete immensa in cui è tutto impigliato: le storie, i personaggi, gli autori del passato, quelli del presente, i lettori.
E le ombre, naturalmente. Placate, almeno per un poco.

loc. Carofiglio